lo spettacolo

UN DIARIO PER LA DIARIA
Cronache di una tournèe improbabile

TOSCANA

“Pronto?”
“Pronto, Anna, sono le 7.00!”
“Si, Andre...”
“ADESSO sono le 7.00!!!”
“Arrivo.”
Mi lancio a pelle d'orso e striscio fino in bagno col passo del ghepardo.
E' venerdì 6 luglio 2007, sono le 7.00e un quarto d'ora fa dovevo essere sotto casa di Andrea, il regista dello spettacolo
Oggi si parte, si va in Toscana con lo spettacolo “Cena con Gramsci”, ed è solo l'inizio!
Mentre mi doccio con la mano destra, con la sinistra faccio colazione, con un piede preparo la valigia e con l'altro mi lavo i denti.
In dieci minuti sono pronta e, come un vero ritardatario, percorro la strada in retromarcia tentando di portare indietro il tempo.
Carico Andrea in corsa come gli sbirri, ed eccoci qua!
Finalmente li rivedo! Chi seduto sul marciapiede, chi su un paletto: belli, alti, esuberanti!
Marta: La Signora Giovanna.
Popo: Oenne
Paola: Ide
Stefano: Jacopo
Michela: Lucia
Daniele: De Matteo
Alessia: Marzia
Katia: scenografa
Roberto: da un'idea di...
Elena: curatrice della mostra annessa allo spettacolo
Tutti sorridenti e profumati.
Saltiamo in macchina, tin tun tan, hop hop hop, e in un batter d'occhio siamo a Prato.
Valigie in ostello, scarica il furgone, metti a terra il linoleum (voluto dal regista e odiato dagli attori), monta le scene, le luci, i volumi e woilat! COMINCIA LO SPETTACOLO!
Prima dell'inizio, Roberto, abituato a parlare alle folle come ogni politico che si rispetti, dice due parole, ma c'è un particolare non trascurabile: la platea è completamente vuota.
“Buona sera a tutti” io e Andrea ci guardiamo: la domanda sorge spontanea: “Tutti chi???”
“Questo spettacolo s'intitola Cena con Gramsci bla, bla, bla...” Andrea ha una crisi di riso.
“... in fondo a noi i numeri non importano...” Andrea ha le convulsioni.
Cerco di arginare: “Andrea, smettila di ridere!!! si vede che ridi!!!” “Hai ragione, scusa” singhiozza tra le lacrime “è riso isterico!”
Roby prosegue imperturbabile: “... quindi passate parola che qui c'è qualcosa di molto interessante...” Andrea si rotola per terra.
La situazione è tragicomica.
La Festa dell'Unità di Prato dove ci esibiamo è rumorosissima, e il palco è montato esattamente qui:

  • alle spalle strada trafficata.
  • sulla sinistra autoscontri.
  • sulla destra calcinculo.
  • di fronte ruota panoramica.
  • balera di liscio con l'orchestra “Tantigatti” davanti alla ruota panoramica.
  • contiguo al palco un gruppo di ubriachi che intonano cori i più svariati ma utti in netto contrasto con i contenuti dello spettacolo.
  • motorini smarmittati che scorrazzano nel prato .

Dopo l'acclamato discorso di Roby si comincia e piano piano la gente incuriosita si avvicina con il tipico sguado di chi pensa: “Cosa stanno facendo questi? Sono matti?”
Quattro bambini con i gomiti appoggiati al palco ridono e seguono con attenzione. Forse è da loro che gli attori prendono la forza per cominciare.
Nel frastuono tonante, tra l'Alligalli, una mazurca e un cià cià cià, la prima scena scorre.
Roby e Katia si autosguinzagliano dagli altri stand per supplicare di abbassare i volumi. Katia mostra anche il suo poderoso e sodo davanzale con cui una volta ha vinto una gara di schiaccianoci, ma niente da fare: “Oh bellina, si sta lavorando hanche noi qui, sà!”
E si va avanti.
Alla seconda scena parte una voce fuori campo che non c'entra niente, io faccio del mio meglio ma non sento gli attori né la musica che devo mettere. Tento di leggere il labiale.
La terza, la quarta, alla quinta Ide scivola con le sue scarpette nere sul linoleum e finisce gambe all'aria. Oenne la segue con gli occhi sgranati e increduli e dice: “Hoplalalai! Vieni qui cara...”
Jacopo in scena con loro si sbellica, io e Andrea ci guardiamo e, dopo un primo momento di materna preoccupazione, ci abbandoniamo a una sonora risata che non ci abbandonerà fino alla fine dello spettacolo e anche oltre.
La sesta qualcuno buca un'entrata, che in gergo significa che non entra in scena quando tocca a lui, qualcun'altro salva la situazione. La platea, nonostante tutto, è piena.
La settima, l'ottava: gli attori sono sempre più attoniti per il rumore che incombe: le loro sipracciglia sempre più alzate, le loro corde vocali sempre più provate.
La resistenza non è un optional e si va avanti.
La nona, la decima, l'undicesima: dalla balera rimbomba “nel continente nero, paraponzi ponzi pon, alle falde del Chilimangiaro, paraponzi, ponzi, pon...”
La dodicesima, alla tredicesima Marta, testa tra le mani, pensa: “cosa sto facendo?”
La quattordicesima è la fine.
Ce l'hanno fatta.
I pochi eletti che hanno seguito tutto applaudono e ringraziano.
E io m'inchino ai nostri attori che sono stati degli eroi: fino in fondo a fare il proprio mestiere, noncuranti del delirio circostante.
Clap clap clap.

Il giorno dopo ci godiamo il meritato riposo al lago di Badia. Tra un tuffo, un bicchiere di Chianti e un raggio di sole, soddisfatti come Ercole dopo le sette fatiche.
La sera, tutti in ghingheri, ci autopremiamo con succulente fiorentine, crostini toscani e fiumi di Chianti.
Passeggiando per il paese satolli, in piazza troviamo un palco e quasi non ci si crede: un palcoscenico immerso nel silenzio.
Ci avviciniamo, attratti come la bella addormentata dal fuso, e scatta la serata imitativa. Chi vuole imita gli altri e Popo, il giorno dopo, dirà: “bisogna farla una volta al mese questa cosa delle imitazioni. E' catartica!”

La giornata di attesa per la replica di Poggibonsi è sospesa tra speranza e terrore.
“Secondo me la situazione è meglio di Prato” dice Andrea con in mano la siringa dell'ottimismo.
“Aspetta di vedere cosa verrà fuori dai gonfiabili per i bambini.” dice Dani mentre studia Vittorio Sereni.
Verso le 20.00 faccio un giro di ronda con un fucile decisa a uccidere ogni potenziale disturbatore. Non ne trovo di evidenti.
La replica scorre in una relativa quasi completa pace. Dopo l'esperienza di prato niente ci spaventa più.
Finito lo spettacolo la compagnia si divide: tre devono tornare a casa. Gli altri restano come un corpo a cui hanno amputato un arto.
Niente scherzi notturni, solo una breve riunione tra donne e poi a letto.
Dorme anche il maschio del gorilla: dominante!

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