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lo spettacolo |
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L'idea
La figura di Antonio Gramsci rappresenta una delle più singolari
operazioni di rimozione collettiva secondo i termini che la psicanalisi
attribuisce a questo concetto. Gramsci e la concezione dell’egemonia
culturale hanno caratterizzato in maniera significativa la storia italiana.
Sono stati alla base di quel peculiare rapporto tra la sinistra politica
e il mondo intellettuale e dell'arte che è stato così caratteristico
nel nostro Paese. Scrittori, cineasti, uomini di teatro, attori, poeti:
il vasto campo della cultura italiana legata in maniera sempre dialettica
con la cultura progressista ha rappresentato l'incarnazione di quella
strategia politica su cui Gramsci aveva tanto riflettuto negli anni della
prigionia. Questo processo ha portato alla nascita di alcuni grandi patrimoni
culturali del Paese che hanno rappresentato fenomeni di portata mondiale,
si citino solo come esempio la straordinaria avventura del Piccolo Teatro
di Milano o il fenomeno del Neorealismo nel cinema. Ne costituisce un
esempio principe la riflessione sul ruolo della cultura popolare, la rivalutazione
in qualità di critico teatrale di Pirandello e della sua capacità
di parlare, con il suo teatro, alle persone in modo più diretto
ed efficace del teatro del tempo. Roberto Rampi ___________
Erano i primi giorni di gennaio del 2004. Io da un mese vivevo a Cagliari per lavorare in una produzione teatrale dell'Ente Lirico di Cagliari con la regia di Luca Ronconi, "Alfonso und Estrella" di Schubert. Roberto era venuto a passare il capodanno con me e approfittando di un gruppo di amici trovati in loco propose una gita ad Ales, città natale di Antonio Gramsci. Io dovetti rimanere a Cagliari per le prove, ma al suo ritorno, la sera, mi raccontò i paesaggi che avevano attraversato, nel cuore della Sardegna, il piano d'uso collettivo di Gio Pomodoro costruito nella piazza di Ales nel 1977 in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Gramsci... qual era il prossimo anniversario? Tre anni dopo, nel 2007, sarebbe ricorso il settantesimo... d'accordo non era un cinquantesimo, non era un centenario, ma ci sembrava comunque una ricorrenza significativa. Allora nacque l'idea. Fare uno spettacolo teatrale su Antonio Gramsci. La sua filosofia, il suo pensiero, le sue azioni certo, ma soprattutto la sua vicenda personale ci affascinava. Io mi ero già appassionata all'dea, anche solo a parlarne. Avremmo ridato vita a questa figura che da troppo tempo era solo in un'icona, vuota, bidimensionale. E invece quanta passione, quanto calore dietro ai suoi scritti, dentro alle sue lettere. La scelta del teatro fu naturale. Il teatro è il linguaggio che mi appartiene di più, inoltre attraverso il teatro avremmo potuto rendere fruibile un progetto del genere ed i suoi contenuti ad un pubblico diverso da quello dei saggi, dei convegni, delle conferenze di addetti ai lavori. Un pubblico giovane magari, proprio quei giovani che non hanno idea di chi sia Antonio Gramsci. Marta Galli |
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